iggy:In un giorno ordinario di un paese in tempo di pace... Uccelli infilzati arrostiscono nelle vetrine. Corpi smembrati guarniscono gli scaffali. Sui ponti delle barche mucchi di pesci si dimenano impotenti mentre muoiono lentamente di asfissia. Negli allevamenti fetidi si consumano delle povere vite. Si tagliano al vivo e senza anestesia becchi, denti, testicoli. Si ingozzano a viva forza oche per ricavarne foie gras. Ovunque circolano camion pieni di condannati a morte. Sono coloro che saranno sgozzati, sventrati e ridotti in pezzi. Durante questo giorno ordinario, coloro che patiscono paura e sofferenza si contano a milioni. In questo paese in pace, la tortura e la morte sono all'ordine del giorno. Se vuoi protestare contro tutto ciò, vieni al Veggie Pride! Noi vogliamo: Affermare il nostro orgoglio di rifiutare di far uccidere animali per il nostro consumo Rifiutare di rubare a degli esseri senzienti l'unico bene che possiedono, la loro carne, la loro vita; rifiutare di partecipare ad un sistema concentrazionario che trasforma quella vita in un inferno permanente; rifiutare di fare tutto questo per il solo piacere del gusto, per abitudine, per tradizione: tale rifiuto dovrebbe essere il minimo che si possa fare. Ma sappiamo quanto sia difficile, quando ottusa violenza e pregiudizio sono la norma sociale, dire di no. Noi vogliamo affermare il nostro orgoglio di dire quel "no". Denunciare la vegefobia E invece si cerca di farci vergognare per questo rifiuto. Il vegetarismo viene negato, ignorato, schernito, emarginato, quando non diffamato. Il vegetarismo pone in discussione la legittimità dell'imprigionamento e dell'uccisione di miliardi di animali. La sua mera esistenza rompe l'omertà. Ecco il motivo dello scherno e dell'odio vegefobici. Certo, si tollera il vegetarismo inoffensivo, quello che si propone come semplice scelta personale motivata dalla ripugnanza per il sangue, da preoccupazioni per la salute, per l'ecologia o da un nobile ascetismo. Ma guai a noi se contestiamo apertamente la normalità del mattatoio. Si comincia con il deridere. Preoccuparsi di galline e di mucche è, a quanto pare, ridicolo. Il ridicolo reprime le idee che disturbano, senza nenche dover ricorrere ad argomenti. Ma se non ci pieghiamo, la derisione diventa astio. Eravamo dei clown, eccoci diventati mostri. Traditori della nostra specie alla quale vogliamo negare dei diritti. Genitori indegni, che privano i loro figli delle gioie e delle virtù dell'alimentazione carnivora. Simili ai nazisti solo perché pare che Hitler amasse i cani. Setta intollerante solo perché non pensiamo come gli altri. Veniamo accusati di essere terroristi. O di idolatrare la natura. O di trasgredire le sue leggi. Ogni pretesto può servire per deformare le nostre parole. Per deriderci, per escluderci simbolicamente dalla società. Noi rifiutiamo di vergognarci della nostra compassione. Non vogliamo più nasconderci. Non vogliamo più scusarci di non voler uccidere. Siamo qui, esistiamo, pensiamo e lo diciamo. Affermare la nostra esistenza In tutto il mondo siamo già milioni a dire di no al massacro. Molte civiltà sono state incerte sulla legittimità del carnivorismo. Eppure la questione viene sistematicamente ignorata. Il vegetarismo viene cancellato dai manuali e dalle biografie. È noto l'impegno di Capitini nel movimento nonviolento, ma nulla si dice sulla sua scelta vegetariana. "L'uomo che mangia la carne o il cacciatore che si adegua alla crudeltà della natura conferma a ogni boccone di carne o di pesce che il diritto si fonda sulla forza." - Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura. Affermare la nostra esistenza, manifestare pubblicamente che viviamo senza mangiare la carne, serve a dimostrare che ciò è possibile. Non mangiamo né mucche né maiali, né polli né pesci né gamberi. E viviamo, proprio come tutti, piaccia o no agli "specialisti" mediatici la cui "scienza" consiste nel negare la realtà. Né il vegetarismo, né il veganismo (che esclude tutti i prodotti dello sfruttamento animale, latte e uova compresi) provocano danni alla salute - anzi, i dati disponibili tendono piuttosto a dimostrare il contrario. Uccidere per vivere non è una fatalità. Non è una necessità né individuale né collettiva dato che gli animali di allevamento consumano molto più cibo di quanto le loro carni morte non forniscano. Eppure, il denaro pubblico viene massicciamente speso per sostenere l'allevamento e la pesca. Difendere i nostri diritti Agli animali allevati e uccisi non si riconosce alcun diritto; ma a noi che siamo solidali con loro ne vengono riconosciuti, almeno teoricamente. Intendiamo esercitare pienamente i nostri diritti, perché sono i nostri, e perché sono i loro: sono gli unici diritti che essi oggi, indirettamente, posseggano. Abbiamo il diritto di poter mangiare correttamente nelle mense, al lavoro, a scuola e in ogni luogo collettivo. Abbiamo il diritto di crescere i nostri figli senza imporre loro i prodotti del mattatoio. Chiediamo che le nostre tasse non vengano più utilizzate per pagare la carne o il pesce degli altri. Vogliamo rompere il silenzio che occulta le nostre azioni e le nostre idee. Vogliamo che non esista più, come unico discorso pubblico sull'argomento, quello dei produttori di carne e degli intellettuali carnivori. Chiediamo che venga accettato il dibattito. Siamo lo specchio della vostra cattiva coscienza e questo specchio non si nasconderà più. Di fronte alle immagini dei mucchi di cadaveri di animali "distrutti" a causa della BSE o dell'afta epizootica, eravamo gli unici a non provare vergogna. Per noi. Ci vergognavamo per gli altri. Sopratutto, provavamo dolore. Se teniamo ad affermare il nostro orgoglio di rifiutare la barbarie certo non ne traiamo soddisfazione. Gli animali vengono massacrati a miliardi. Li si considera muti, le loro grida non contano. Noi parleremo per loro finché il massacro non cesserà. Siamo animali solidali con tutti gli animali! per info: www.veggiepride.it iggy:
una volta ho provato ad abolire carne e pesce , non uova e latte, in un autoesperimento durato due anni e mezzo e devo dire che finisci sempre per essere trattato da rompicoglioni eccentrico. è giocoforza ammettere che l'uomo da sempre si comporta con i suoi simili in maniera completamente spietata -quindi figuriamoci cosa possono aspettarsi degli animali- ed è per questo che sono intimamente convinto del fatto che prima dei problemi degli animali sia meglio concentrarsi sui nostri, convinto del fatto che se esistono i polli in batteria e gli allevamenti intensivi, se esiste tutto l'enorme apparato della macchina che tortura e macella gli animali, il motivo si trova nel modello di sviluppo errato e nella necesità di produrre carne e derivati in quantità mostruose per nutrire una massa umana che via, è eccessiva. quindi credo che 1)uno debba essere libero di non mangiare animali senza che gli rompano i coglioni, perchè quello che ti garba infilare nello stomaco son cazzi tua e nessuno deve interferire (ma daltronde non sei neanche padrone di schiantare senza dispensa del papa quindi tutto quadra); 2)affrontare il problema direttamente (sia per le resistenze psicologiche della gente che per il fatto che la civiltà umana si è fondata sul supersfruttamento inefficiente non dico solo degli animali ma di tutto l'ecosistema e non può cambiare di botto) sia una causa persa , sia come afferrare la scure grossa in fondo al manico: non ce la farai mai a sollevarla , non perchè sia sbagliato sollevarla ma perchè applichi forza nel _punto_ sbagliato. scusate se riduco sempre tutti i problemi alla medesima soluzione ma se non si butta via l'economia di mercato quale è stata finora e non si inizia a fare controllo delle nascite sul serio credo che noi tutti, uomini e soprattutto animali, saremo fottuti in sempiterno. poi lo vedi ora matteoli (la cui grezzissima figliola, afflitta dallo stesso identico naso del padre, me la son ritrovata compagna di banco al liceo) vuole dare le doppiette ai sedicenni, non lo vedi che siei anacronìstico? e bisogna, ma dare una mano a Franchi Fiocchi e Beretta a sbolognare un po' di fucili nuovi ai ricchi, sai che ce ne fotte degli uccelli migratori e dell'ambiente... , e poi dico, se è vero che l'ambiente sta per soccombere non lasciamoci scappare quella tortora là, prima che crepi per le esalazioni di qualche inceneritore gestito in maniera sbarazzina. almeno credo che questo sia il filo logico che ispira quei signori che ci COMANDANO. In Bocca Al Lupo per l'iniziativa Veggiepride !
...fosse invece ribaltato il discorso? cioè, iniziamo a relazionarci in modo equo e sostenibile, quindi in maniera rispettosa, verso le piante che sono esseri viventi più "semplici" da un punto di vista della socializzazione, quindi abolizione delle colture ultra intensive - ogm - tonnellate di pesticidi ecc ecc--->poi relazioniamoci agli animali nello stesso modo, ed è già più difficile, basta allevamenti intensivi - dargli da mangiare farine animali, basta inutili pellicce - dolore e sfruttamento ---> e poi magari riusciremo a relazionarci in maniera più serena agli uomini, esseri davvero complicati per background, formazioni culturali, evoluzioni del pensiero...insomma, iniziamo dalle cose più "semplici", mangiare bio (magari organizzando un gas se costa troppo...), pulire i boschi, rispettare l'ambiente (ma attivamente, chi dice rispetto l'ambiente e sta tutto il giorno in casa è un babbeo...), poi si potrà passare all'amore e al rispetto per gli animali fino alla scelta veg(etari)ana (già più difficile) e poi magari si arriverà al riuscire al rapportarsi con i propri simili uomini, creature dalla notevolissima complessità con cui è facile, se non preparati interiormente, avere scazzi di mille tipi...che dire, la tolleranza si costruisce...quando, al processo di Norimberga, hanno chiesto ad un illustre filosofo (forse Hegel?cazzo non ricordo...help!)come, secondo lui, si fosse arrivati ai campi di sterminio nazisti; placido rispose: "a causa dell'agricoltura intensiva..." stupore generale...disse che secondo lui tutto era iniziato quando invece di trattare i frutti della terra come soggetti viventi si era iniziato a trattarli come meri oggetti, di fatto disumanizzandoli: si era innescata una svalorizzazione della "sacralità" e del rispetto della vita che sarebbe poi passata agli animali ed infine all'uomo!pazzia? secondo me aberrante realtà...in fondo la differenza tra un campo di sterminio nazista e un allevamento intensivo è solo nel soggetto da sterminare, che non è poco, ma nemmeno così tanto come ci hanno sempre fatto credere...e la finalità non centra!non ditemi cioè la carne però la mangio, perchè anche con gli ebrei e tutti gli altri ci facevano il sapone o conducevano ricerche scientifiche! per concludere, troppe volte ho l'impressione che il dire "non c'è rispetto tra noi umani, figuriamoci per gli animali" (questa frase prendetela come un super mega maxi riassuntone)sia un po' come dire "prima proviamo a correre per un chilometro, quando ce l'avremo fatta allora riusciremo a correre anche per cento metri!" grazie al c., ma si corre il rischio di non correre per niente...proviamo a correre per 100m e quando l'avremo fatto passiamo a 500 e poi al famoso chilometro...certo, c'è sempre il rischio che così facendo si debba iniziare a correre!
no, credo che fosse già morto da un pezzo e poi non pare il tipo. "chi è fedele nel minimo è fedele pure nel molto" diceva qualche sicuramente barbuto personaggio biblico (niente niente fosse proprio gesù? soccorretemi teologi) e questa massima supporta il tuo indirizzo di pensiero anche confortato dal fatto che effettivamente il rapporto uomo - animali è almeno nelle premesse un po' cambiato dai tempi in cui se ammazzavi un animale per pura crudeltà non ti diceva niente nessuno. c'è almeno di facciata più sensibilità per l'individuo animale, almeno per quello appartenente a razze "simpatiche" all'uomo, ma il mio pessimismo nasce dal fatto che questi cambiamenti si fermano quando si inizia a toccare interessi economici rilevanti, e l'interesse è l'unico vero dio degli uomini. sai cosa? penso che per far leva sulla gente occorra fare come fanno certi politici nostrani. emergenza! pericolo! spaventatevi gente! no, non è per via dei rumeni. neanche per gli islamici. è la carne! son troiai imbottiti di farine animali ormoni steroidi antibiotici e kryptonite, se mangiate la bistecca diventerete dei trans (ovvove!) , vi verrà il cancro, se siete donne diverrete simili al monni, metamorfizzerete in bovini alienati etc. insomma come diceva il tizio del romanzo "101 Reykjavìk": non è che non mangio la carne per proteggere gli animali, non mangio carne per proteggere me dagli animali. ecco, magari con questi sistemi la leva diventa più efficiente. daltronde ogni grande cosa deve inizialmente indossare maschere terrificanti e mostruose per potersi imprimere nel cuore dell'umanità etc. . ora facendo per un attimo lo sforzo di mettere da parte le cazzate che mi sgorgano spontanee, il nocciolo è che se vuoi veramente che la gente faccia o non faccia qualcosa, per giunta contro il loro tornaconto immediato, occorre fornire degli incentivi o spaventarli . altrimenti , sperando nella civiltà nella razionalità e nel buon cuore delle persone... hai capito quel che intendo. comunque spero di sbagliarmi!